| OBIETTIVO
E METODOLOGIA
DELLA RICERCA
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L'obiettivo
principale della ricerca è quello di offrire uno
spaccato dei bilanci sociali predisposti dalle
banche italiane per
l’esercizio 2002, del loro contenuto e della loro impostazione. Lo studio
vuole essere di utilità sia per le banche che già realizzano un bilancio
sociale, ancora poche per la verità, sia per le banche che ancora non lo
redigono e che sono la maggioranza. Questa “maggioranza silenziosa” che ancora
fa parte del sommerso della RSI, avendo forse intenzione di realizzarlo, si
guarda intorno, come sempre capita in queste occasioni, in cerca di spunti e
punti di riferimento in coloro che hanno già intrapreso tale via.
Questa l’utilità della ricerca che si rivolge
anche alla comunità dei “professional” del bilancio sociale, agli accademici,
ai consulenti ed agli operativi, che almeno a giudicare dai convegni e
seminari che si susseguono, sembrano essere sempre più numerosi ed attivi
benché spesso appartengano ad altri comparti economici.
La cronaca, però, registra
più convegni e seminari sul bilancio sociale che bilanci sociali e questo da
un lato è un bene, se viene preso come un indicatore di interesse, ma dall’altro
nasconde il rischio che il tema si consumi nello slancio della moda senza
arrivare mai alla sua fase di maturazione.
Il
bilancio sociale, purtroppo, è già nel vocabolario di molti, ma nella
conoscenza di pochi e il fine della ricerca è anche quello di offrire un
contributo di conoscenza e di divulgazione agli stakeholder interni delle
banche: dirigenti, dipendenti e sindacato.
Il bilancio sociale è “uno specchio”, affermava
qualche anno fa Mario Viviani, è uno specchio che riflette una situazione, ma
che fa anche riflettere.La ricerca vuole essere a sua volta uno specchio
che riflette la situazione del sistema delle banche italiane, ma che
contribuisce anche a farlo riflettere sul gap da colmare in tema di
Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI) ed adozione dei suoi strumenti, bilancio
sociale in primis. La metodologia seguita per
portare a termine la ricerca ha visto la creazione, in prima istanza, di un
gruppo di lavoro presso il Servizio Studi Falcri coordinato da esperti in
materia della Facoltà di Economia dell’Università di Tor Vergata e composto in
buona parte da coloro che avevano già partecipato al progetto che aveva
prodotto nel 2003 il cd rom “FALCRI e la Responsabilità Sociale”.
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Si è,
poi, proceduto alla selezione di un campione di 72 banche italiane scelte per
dimensione, categoria di appartenenza e distribuzione territoriale decidendo
di proposito di escludere dal campione le banche estere ed il mondo
delle Banche di Credito Cooperativo (BCC) che, per la numerosità e l’attività
particolare in materia di bilancio sociale rischiavano di condizionare troppo
la ricerca ed offrire un profilo del sistema bancario non corrispondente alla
realtà.
Alle 72 banche selezionate è
stato inviato un questionario che andava a censire le motivazioni sottostanti
alla predisposizione del bilancio sociale e, se predisposto, si chiedeva di inviare copia dello stesso al Servizio Studi Falcri. L’analisi dei risultati ottenuti con la tabulazione dei
questionari è da considerarsi uno dei risultati di interesse della ricerca ed è
trattato qui di seguito.
I bilanci sociali raccolti
con il questionario erano, tuttavia, solo 19 ed erano ancora troppo pochi per
un’analisi che aveva l’ambizione di censire il massimo numero possibile di
bilanci sociali bancari; così, si è deciso di completare l’elenco con i bilanci
sociali che erano già stati censiti a Tor Vergata nell’ambito dei vari osservatori
sul tema Responsabilità Sociale delle Imprese ed è stato innalzato il numero da
19 a 25 e, successivamente, a 27. Ai 25, infatti, si è poi ritenuto opportuno
aggiungere altri due bilanci, in rappresentanza delle BCC, come campione di un
universo di più di novanta bilanci sociali che sono stati censiti da
Federcasse nell’intera categoria delle BCC.
Il
campione dei bilanci sociali analizzati I 25
bilanci sociali analizzati nella ricerca (esclusi i due delle Banche di Credito
Cooperativo) rappresentano verosimilmente il 100% dei bilanci sociali delle
banche italiane redatti al 2002 o, perlomeno, dei bilanci conosciuti e
divulgati. Se si considera che le banche italiane, intese come Banche Popolari
e S.p.A., (siano esse storiche o provenienti dalla trasformazione delle vecchie
Casse di Risparmio), escluse naturalmente le banche estere, erano in totale 293
al 2002, un primo risultato che emerge è che di queste solo il 9% redige un
bilancio sociale. A questa percentuale vanno aggiunte le Banche Cooperative di
Credito, 461 in tutto, di cui circa il 30% predispone il “bilancio sociale di
missione” (come viene denominato dalla categoria per sottolineare l’orientamento no profit di tali strutture). In generale, non si sta analizzando un numero elevato di
documenti, ma le banche che li predispongono sono certamente i precursori, la
punta dell’iceberg di un fenomeno in crescita e, osservando il numero dei
bilanci sociali predisposti per il 2003, destinato ad aumentare velocemente
nel prossimo futuro.
Le Banche Popolari, probabilmente per il loro particolare legame con il
territorio, per la caratteristica dei loro azionisti (che spesso sono anche
clienti e dipendenti) e grazie alla spinta imposta al tema dalla loro
Associazione di categoria
(che fin dal 1998 redige un bilancio sociale consolidato di categoria) sembrano
essere il gruppo più attivo ed attivo da più tempo in materia di bilancio
sociale ed è anche quello che registra più presenze.

In
conclusione, si ha ragione di ritenere che, con l’indagine qui presentata, si è
raccolta una percentuale molto vicina al 100% dei bilanci sociali redatti per
il 2002 nel sistema bancario.
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Le
banche i cui bilanci sociali sono stati analizzati
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1) Banca Agricola Mantovana
(Gruppo MPS)
2) Banca CARIGE (Cassa risparmio
Genova e Imperia)
3)
Banca CR Firenze (Gruppo
Banca
CR Firenze)
4)
Banca delle Marche
5)
Banca di Credito
Cooperativo
di Roma
6)
Banca Etruria
7)
Banca MPS (Gruppo MPS)
8)
Banca Pop. Ancona
(Gruppo
Banche Pop.Unite)
9)
Banca Pop. Bari
10)
Banca Pop. Bergamo -Credito
Varesino (GruppoBanche
Pop.Unite)
11)
Banca Pop. di Todi
12)
Banca Pop. Etica
13)
Banca Pop. Fondi
14)
Banca Pop. FriulAdria
15)
Banca Pop. Materano(Gruppo
Bancario Banca
Pop.
Emilia Romagna)
16)
Banca Pop. Puglia e Basilicata
17)
Banca Pop. Pugliese
18) Banca Pop. Vicenza (Gruppo
Banca Pop. Vicenza)
19) BNL
20) Cassa di Risparmio di Fano
21) Cassa Risparmio Pistoia e
Pescia (Gruppo CR Firenze)
22) Cassa Rurale Treviglio e
Geradadda (Credito Cooperativo)
23) Gruppo Bancario Credito
Valtelline se
24)
Gruppo Bipielle
25)
Gruppo Unicredito Italiano
26) MPS Banca Verde (Gruppo
MPS)
27) San Paolo IMI (Gruppo San
Paolo IMI)
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Delle 27 Banche analizzate 11 sono
collocate al nord, 12 al centro e 4 al sud; il 36% risultano quotate in borsa
mentre la distribuzione per categoria di appartenenza, intesa comeGruppi, Banche Popolari, S.p.A. storiche e S.p.A. ex
Casse di Risparmio, è sintetizzata nella tavola 1:
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Tav.
1 Tipologia di Banche
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La metodologia di analisi
Il gruppo di lavoro ha messo
a punto una “procedura di istruttoria” dei bilanci sociali delle banche,
partendo dall’analisi della forma, struttura e contenuto dei bilanci sociali
bancari conosciuti, dagli esempi forniti dalle grandi aziende di servizi sia
italiane che straniere, dai bilanci realizzati nel settore no profit, nonché
da quelli dei più noti gruppi industriali e finanziari internazionali (USA e
UK). La procedura di istruttoria è da sempre nella cultura bancaria, ma questa
volta non è stata utilizzata per concedere un fido, bensì per censire, in
maniera omogenea e completa, i vari elementi che compongono o che dovrebbero
comporre il bilancio sociale.
Lo scopo finale non è quello di assegnare il
solito “oscar” al bilancio migliore o alla banca più attenta, ma semplicemente
quello di delineare la “frontiera ideale della qualità”, la best practice del
sistema bancario italiano in tema di bilancio sociale.
A nessuno interessa individuare
la singola banca in una classifica dei migliori o peggiori bilanci sociali
perché tutte quelle analizzate costituiscono comunque un’eccellenza. L’obiettivo
è, invece, quello di stimolare le altre banche, quelle che non fanno ancora
nulla in materia di RSI e di bilancio sociale e, magari, offrire loro uno
stimolo ed un riferimento.
Si vuole così richiamare
l’attenzione di coloro che sono ancora al di fuori del circuito della RSI e
delineare la frontiera della qualità, ottenuta con la procedura di
istruttoria, per far sì che quelle banche che partono ora capitalizzino le
esperienze degli altri accorciando i tempi di metabolizzazione e consentendo
una crescita veloce di tutto il comparto bancario. Il bilancio sociale è
informazione, anzi, è offerta d’informazione da parte delle aziende ai propri
stakeholder che alimenta ed innesca a sua volta una domanda crescente di
informazione da parte degli stakeholder stessi. Un secondo obiettivo, inoltre,
è quello di fornire spunti di riflessione anche alle “maglie rosa” per
spingerle a fare meglio proponendo un confronto tra “le teste di serie”, quelle
che nella corsa alla responsabilità sociale sono in pole position e che
vogliono continuare a rimanerci.
Con questa ricerca si è
voluta incrementare sia la domanda che l’offerta
di informazione. Da una parte si è fornito un esempio di qualità di redazione
del bilancio sociale e ci si auspica che questo possa essere preso da target
per migliorare i bilanci esistenti e per avvicinare il maggior numero di
persone alla partecipazione della sua redazione; dall’altra, sensibilizzando
gli stakeholder interni più importanti, si tenta di qualificare la domanda di
informazione e trasparenza da parte dei dipendenti e del sindacato. Il
bilancio sociale serve a gestire tra l’altro il rapporto di fiducia tra banca e
mercato dal quale dipende direttamente il successo della banca nel lungo periodo
ed, indirettamente, quello personale dei singoli individui.
In
conclusione, i risultati della ricerca possono
essere sintetizzati in tre differenti focus che qui di seguito vengono presi in
considerazione:
il focus uno è il
risultato dell’elaborazione del questionario inviato le cui risposte offrono
un quadro significativo delle motivazioni che stanno dietro la scelta di
realizzare o meno un bilancio sociale;
il focus due è la
“mappatura” dei contenuti che un bilancio sociale dovrebbe contenere che emerge dalla sommatoria delle esperienze espresse
dalle singole banche attraverso il loro bilancio sociale, quella che è stata
qui definita “la frontiera della qualità” ed, infine,
un focus tre in cui è espressa una
valutazione dei singoli bilanci sociali analizzati e che per comodità viene
definito “Rating Falcri”. Quest’ultimo non offre un ranking inteso come
graduatoria di banche (che ovviamente esiste, ma che di proposito viene
tralasciato) bensì una “graduatoria delle attenzioni” delle singole banche,
intese come sistema, ai temi trattati in maniera più o meno approfondita nei bilanci sociali analizzati
tralasciando nomi e ragioni sociali delle singole aziende.
Naturalmente, nello spirito
di collaborazione tra Falcri ed Istituti di credito, su richiesta delle
singole banche potrà essere consegnato, in maniera riservata, l’esito
dell’istruttoria condotta sul proprio bilancio in modo tale che il management
dell’azienda possa utilizzare il lavoro svolto dal gruppo di lavoro. Infatti,
il rating della singola banca va inteso come un “sottoprodotto” della ricerca,
non cercato ma ottenuto, e non come obiettivo della stessa; quello che qui
emerge è “il modello della prassi” quello dei comportamenti reali di un gruppo
di eccellenza che conta al suo interno banche grandi e piccole, gruppi
polifunzionali e piccole realtà, offrendo spunti per tutte le situazioni,
dimensioni e categorie di aziende di credito.
Uno
specchio, appunto, che riflette una situazione e che fa riflettere.
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