FALCRI - Federazione Autonoma Lavoratori del Credito e del Risparmio Italiani

Torna al Sommario

FORMA, STRUTTURA E CONTENUTO DEI BILANCI SOCIALI

Sulla forma e struttura del bilacio sociale anche in banca sono stati proposti nel tempo più modelli, sia dal mondo della consulenza, spesso ossessionata dall’esigenza di trasformare un prototipo in un prodotto replicabile più volte a costi bassi, sia dal mondo accademico, altrettanto ossessionato dalla esigenza di confronto nel tempo e nello spazio. Un non problema, quest’ultimo, se si antepone l’esigenza delle banche a quella del confronto, che per altro è comunque un confronto ancora tra pochi.

Le banche non hanno l’esigenza né di standardizzare, né di proporre confronti, bensì hanno l’esigenza di comunicare e la comuni­cazione non può che essere una libera espressione, personale, originale propria, al­meno in queste prime fasi pionieristiche. All’inizio, certamente la banca ha l’esigenza di orientarsi, di capitalizzare sulle esperienze altrui e qui i modelli certamente servono ed aiutano. Ma non appena la cultura cresce, lo ha dimostrato anche l’esperienza di altri comparti economici, i modelli devono essere abbandonati, come le ”ruotine” di supporto delle biciclette dei bambini che vengono tolte non appena prendono dimestichezza con il mezzo.

La cosa che va detta subito in questo contesto è che quello che si vuol qui proporre non è un modello, ma al contrario è un “non modello”, un modello empirico figlio dell’esperienza censita sul mercato.

I modelli standard di riferimento

I modelli codificati ed adottati nei bilanci sociali oggetto della ricerca sono diversi: c’è quello ABI, l’Associazione Bancaria Italiana, proposto in collaborazione con l’IBS, l’Istituto per il Bilancio Sociale, che di fatto fa capo ad un consulente certamente tra i pionieri in Italia in materia di bilancio sociale; c’è il modello proposto dal GBS, Gruppo Bilancio Sociale, costituito da accademici, società di consulenza e supportato dalle grandi società di revisione contabili; c’è il modello GRI, Global Reporting Initiative per la redazione del bilancio di sostenibilità; ci sono i modelli legati ai bilanci ambientali, anche essi considerati bilanci sociali a tutti gli effetti; il modello AA1000, Accountability 1000, modello per il sistema di accountability; c’è il modello messo a punto dalla Federazione delle Banche di Credito Cooperativo adattando il modello ABI.

Dal momento che i modelli proposti sono tanti e diversi, la domanda alla quale la ricerca vuole dare una risposta è “quale di questi modelli è il più usato nella prassi delle banche italiane?”

La risposta che emerge è interessante. Anche se nei bilanci le banche dicono di “ispirarsi a qualche modello” esso rimane comunque un puro riferimento concettuale; molto spesso il modello utilizzato è una “ibridizzazione” di più modelli.

Tav. 8  I Modelli di Riferimento

Come mostra la tavola 8 i bilanci sociali riportano ilmodello ai quali si è fatto riferimento: il modello ABI è quello da solo il più usato (14%), ma risulta essere anche quello più ibridato, ABI e GBS insieme rappresentano il 37%, ABI e GRI insieme l’11%, il GRI da solo il 4%, il 22% non dichiara alcun modello, mentre uno solo dichiara espressamente di non essersi ispirato ad alcun modello affer­mando quell’orientamento alla peculiarità ed originalità che il bilancio sociale è giusto che abbia.In estrema sintesi, tuttavia, il modello ABI, sia da solo che ibridato, è usato nel 70% dei casi e questo è ovviamente la ricaduta della campagna ABI e Federcasse.

Denominazione e collocazione del bilancio sociale

A differenza di altri comparti economici tutte le banche utilizzano la denominazione “bilancio”, nessuna utilizza l’espressione “rapporto” o “relazione”. L’espressione affiancata all’attributo “sociale” è usata in 20 casi, quel­la “socio ambientale” in 4, ed uno, rispetti­vamente, “sociale di missione”, “sociale di sostenibilità” e “della responsabilità sociale”. In realtà, la parola bilancio porta fuori strada, non c’è nulla di “bilanciato” e di quadrato; quando va bene c’è una riclassificazione del calcolo del valore aggiunto per destina­zione di stakeholder del bilancio economico tradizionale che sempre bilancio economico è, anche se riclassificato in chiave sociale. Tuttavia, l’espressione “bilancio” è entrata ormai nel glossario comune, anche se nella sua originale traduzione tedesca(Sozialbilanz – Praxis della metà degli anni ’70) la parola bilancio stava a significare “bilanciamento” nel trattare gli aspetti sociali rispetto a quelli esclusivamente economici tradizionali.Interessante è notare come il bilancio eco­nomico cambi nome in “relazione di bilancio” mentre la “relazione sociale”, prende il nome di bilancio anche se nella realtà è una relazione.Il bilancio sociale tende ad avere una sua autonomia informativa e viene anche graficamente presentato separatamente dal bilancio di esercizio; solo in due casi è presentato all’interno del bilancio di esercizio. La co­sa non è irrilevante: se il bilancio sociale viene allegato, o in qualche maniera “unito” al bilancio economico tradizionale, significa che diviene un’altra informazione diretta ancora ai soliti stakeholder economici; se è autonomo, invece, significa che si rivolge a tutta la platea degli stakeholder, inclusi quelli economici, ma non certamente prevalenti. Per completezza di informazione, va sottolineato che i bilanci analizzati presentano alcune particolarità degne di nota: 2 presentano un cd rom in allegato al bilancio con contenuti e struttura diversa dal supporto cartaceo ed una banca presenta un focus sulla “Dichiarazione Ambientale”.

 

Enfasi del documento

L’analisi dei bilanci sociali ha evidenziato come l’enfasi che si vuol riconoscere al documento può essere diversa. In un’accezione ampia, tutti i bilanci alla fine sono sociali, anche quelli ordinari d’esercizio se vengono letti come strumenti di rendicontazione alla società civile. E’ il destinatario che li qualifica: se lo stakeholder è prevalentemente fi­nanziario il bilancio sarà economico, se è non finanziario sarà sociale e nell’ambito del sociale potrà esserci un focus sul tema am­bientale. Ora, i bilanci analizzati presentano al loro interno enfasi diverse pur rimanendo sempre bilanci sociali. A volte quella ambientale è una parte del bilancio sociale, un capitolo o un focus; altre volte, invece, gode di una sua precisa autonomia tanto che in alcuni casi è stato proprio redatto un bilancio “socio-ambientale” invece che solamente sociale.

Sempre per completezza di informazione, comunque, vale la pena evidenziare come sui 27 bilanci analizzati, 19 presentano una enfasi ambientale, mentre l’enfasi economica con collegamenti stretti con il bilancio eco­nomico tradizionale è evidenziata in tutti i bilanci analizzati nella ricerca. 

Bilancio di gruppo e di singola banca

La ricerca ha messo in luce come nei gruppi bancari il bilancio sociale non abbia trovato ancora una sua precisa collocazione. I dati della ricerca indicano come ci siano banche capogruppo che non pubblicano il bilancio sociale, mentre lo redigono le partecipate o viceversa; stessa cosa dicasi per i codici etici. In alcuni casi, poi, ricostruendo i legami di gruppo, è emerso come spesso banche dello stesso gruppo realizzano un bilancio sociale, ma con impostazioni diverse le une dalle altre; in altri casi, invece, le aziende non bancarie del gruppo, quelle del parabancario, vengono trascurate e diventa difficile delineare una precisa policy di gruppo in materia.

Se tutto questo è voluto per mantenere l’autonomia di immagine delle banche partecipate nei vari territori va benissimo, ma se questa è una “dimenticanza” allora si impone prima o poi una posizione corporate. Da questo caleidoscopio di situazioni e di atteggiamenti si evince come il tema del bilancio sociale di gruppo non abbia trovato ancora ospitalità nell’agenda dei “RSI manager” delle banche italiane.

Sono 4 i bilanci sociali di gruppo: ci sono tre gruppi nei quali il bilancio sociale viene redatto solo dalla capogruppo e c’è un gruppo che non fa il bilancio della capogruppo, mentre lo fa una sua “sub holding”, riportando il bilancio sociale delle singole partecipate al suo interno.

Il sottotitolo (pay off) del documento

Il pay off può essere considerato uno “slogan”, un sottotitolo che evidenzia il contenuto di un documento. Nel caso del bilancio sociale si è notato che viene abbastanza usato: 6 banche, pari al 22% del campione utilizzano un pay off come rafforzamento dei concetti espressi nel bilancio.

Le forme sono le più diverse:

  • “Popolare davvero” (Banca Etruria);
  • “L’impegno di una scelta” (MPS);
  • “Dal 1881 al servizio del territorio” (Banca Popolare del Materano);
  • “Santi della strada accanto” (Banca Popolare Pugliese);
  • “Casa del socio” (Cassa Rurale Treviglio e Geradadda);
  • “Andando costruiamo il cammino” (Gruppo Unicredito Italiano).

Questa sottolineatura della valenza del bilancio sociale è interessante: registra una “attenzione alla comunicazione ed alla sintesi”, tipica della cultura dei “comunicatori”.

Divulgazione, presentazione e distribuzione del documento

Nel processo di redazione del bilancio sociale la divulgazione del documento costituisce una fase importante. E’ inutile costruire un documento e poi tenerlo nel cassetto per paura delle critiche o per timore di essere “sovraesposti” sul tema della RSI.

Nella tradizione bancaria italiana l’atteggiamento fino a qualche tempo fa è sempre stato quello di tenere un “basso profilo” legato alla tendenza a far parlare le cifre e alla cultura del “chi ci deve conoscere ci conosce”. L’indagine, navigando tra vari capitoli dei bilanci analizzati, ha cercato di indagare se vi erano informazioni relative al numero delle copie diffuse del bilancio sociale, alla modalità di distribuzione, se c’erano riferimenti o rinvii al sito della banca, quale fosse il mix dei canali di divulgazione utilizzato (cd rom, fascicolo a stampa, organizzazione di un evento specifico, utilizzo di media, ecc.). Ne è emerso un quadro che conferma quanto si registrava a livello di impressioni: la scarsa propensione della banca a fare “vetrina delle cose buone realizzate” che se da un lato è positivo (non c’è bisogno del fumo per valorizzare l’arrosto quando c’è), dall’altro rischia di vanificare gli sforzi ed il lavoro compiuto. E’ come comprare un quadro di Picasso e tenerlo al buio: non ha senso, senza luce non si vede, così come un bilancio poco divulgato o divulgato male rischia di ottenere lo stesso risultato.

Analoga considerazione si può proporre per la forma: un bilancio pieno di contenuti, ma realizzato “in casa” al computer, fotocopiato e distribuito in tiratura superlimitata, rischia di non rendere giustizia al lavoro fatto dalla banca. A differenza della contabilità, nella  comunicazione la forma è anche sostanza.

Dimensione del documento (tavola 9) Certamente il bilancio sociale è un fatto qualitativo più che quantitativo, ma anche la dimensione, intesa come forma, ha la sua importanza.La dimensione del documento si lega alla veste grafica, alla presenza di foto ed immagini e dà un po’ il senso dell’investimento che la banca ha fatto sul documento, dell’attenzione che riconosce alla fase della pubblicazione e al processo che sta dietro la redazione del bilancio sociale.

L’indagine ha messo in luce che il numero di pagine oscilla tra un minimo di 19 ed un massimo di 189 con la seguente distribuzione:

Tav. 9 La Dimensione del Documento

 Ta

L’articolazione del documento L’articolazione del documento anche nella struttura dei principali modelli sopra enun­ciati segue quasi sempre una precisa logica. C’è una parte introduttiva, un parte che ri­guarda l’identità aziendale, una il coordina­mento con gli altri strumenti per gestire la RSI, la relazione di scambio con le varie ca­tegorie di stakeholder, le aree di migliora­mento, l’auditing ed il rating.

Parte introduttiva metodologica

(tavola 10)

In questa parte viene normalmente illustrata la metodologia adottata, il processo eseguito, il gruppo di lavoro e le società di consulenza che hanno assistito la banca, gli standard presi a riferimento, il numero di edizione, il glossario e la presentazione dell’iniziativa attraverso una lettera del massimo vertice aziendale. Gli elementi contenuti nella parte introduttiva con le relative frequenze sono contenuti nella tabella che segue e che evidenzia come la lettera di presentazione del vertice è quasi sempre presente (81%).

La presenza del glossario, invece, merita un’attenzione particolare. Esso viene utilizza­to solo nel 26% dei casi: la sua utilità si lega al fatto che lo stakeholder è stakeholder, ma non sa di essere tale, né è consapevole del potere che assume e, quindi, deve in qual­che misura essere “educato” per metterlo in condizione di meglio apprezzare “l’offerta informativa” che la banca propone con il proprio bilancio sociale.

Tav. 10  I contenuti della parte               introduttiva

Il glossario è l’occasione per fare cultura sul tema, alzare il livello di conoscenza de­gli interlocutori e, quindi, migliorare il rap­porto tra offerta e domanda di informazio­ni sulla dimensione sociale dell’attività del­la banca.

Altro elemento da segnalare è il ricorso a so­cietà di consulenza esterna che si verifica prevalentemente alla prima ed alla seconda edizione e di cui viene data notizia proprio nella parte introduttiva. Man mano che l’e­sperienza aumenta, aumenta anche l’autono­mia da strutture di consulenza esterne utiliz­zate più per la veste grafica che per l’impo­stazione metodologica. Dopo le prime espe­rienze, e ciò è dimostrato anche da altre ri­cerche in altri settori (no profit e pubblica amministrazione), o si cerca la propria strada o si tende con la “cultura del precedente” a replicare impostazioni e stilemi, comunque in piena autonomia dalla consulenza esterna. Il ricorso alle società di consulenza esterna, invece, potrebbe essere ancora utile se si ri­chiedesse loro non di replicare modelli, co­me invece troppo spesso fanno, ma di aiuta­re ad inventare qualche cosa di nuovo come fece la società di consulenza Battelle con la Merloni quando nei primi anni settanta ideò il primo bilancio sociale italiano.

Torna al Sommario

La storicità del processo (tavola 11) è un altro degli elementi inseriti normalmen­te nella parte introduttiva e, come già trat­tato in altre parti di questa ricerca, mostra come le banche pioniere in questo campo siano Banche Popolari: il Credito Valtellinese e la Bipielle che redigono il bilancio sociale ormai da sette anni, segui­te poi ancora da banche popolari, Banca Popolare dell’Etruria (da 5 anni) e Banca Popolare Materano, Banca Popolare di Puglia e Basilicata (da 4) e poi via via tutte le altre.

 

Tav. 11 La storicità del processo

Identità aziendale

Nella parte dedicata all’identità aziendale si tende ad evidenziare la missione, gli indica­tori di missione, i valori prevalenti, la sintesi del piano strategico, il modello di governan­ce, i nuovi servizi, lo scenario nell’ambito del quale la banca si muove, le partecipazio­ni ed il profilo del gruppo, la storia, l’assetto organizzativo ed i trend delle principali grandezze dell’azienda.

Le frequenze degli elementi oggetto di tratta­zione in questa parte del bilancio sociale so­no sintetizzati nella tavola 12.

Tav. 12  - Identità Aziendale

   >> Pagina Avanti